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Perchè l’IoT dovrebbe essere open

Cosa serve all’Internet of Things per completare la sua diffusione?
Secondo noi un fattore fondamentale è da individuare proprio nella necessità che l’IoT sia “open“.
Il risultato dello sviluppo dell’IoT sarà la presenza di miliardi di prodotti intelligenti, dispositivi e applicazioni che “parlano la stessa lingua”, con standard di comunicazione che consentono il collegamento semplice e sicuro e dove dall’interconnessione di oggetti intelligenti si riescano a ricavare soluzioni che migliorano le nostre vite, i luoghi di lavoro e la comunità. Per garantire la massima connessione tra oggetti intelligenti ed offrire una tangibile user experience il consumatore dovrà essere in grado di interconnettere e far comunicare tali oggetti nel modo più semplice possibile.

openIOT
A tal proposito esiste AllSeen Alliance, un progetto gestito dalla Linux Foundation, che sta collaborando alla creazione di un framework e di standard condivisi per distribuire un linguaggio comune necessario per un IoT aperto. I membri del progetto stanno raccogliendo conoscenze e risorse tecniche per far avanzare il framework open source AllJoyn® e fornire prodotti interoperabili sul mercato.
Mike Krell di Moor Insights & Strategy ha riassunto bene in Forbes:
Ad AllSeen Alliance hanno capito che è tutta una questione di consumatore finale e di capacità di fornire soluzioni integrate che cambiano il modo in cui le persone vivono. Nel loro stand al CES i prodotti che presentavano erano tutti focalizzati al miglioramento della qualità della vita delle persone e le loro memberships con i più grandi brand di home automation riescono a far identificare il consumatore in questo meccanismo. Inoltre il quadro che forniscono è stato progettato per rendere più semplice e più facile per i venditori integrare le loro soluzioni.
Perché, come la storia ci ha insegnato, una volta che avremo miliardi di dispositivi connessi, come si prospetta nel 2020, l’internet of things non sarà più un’idea, ma sarà parte del tessuto della nostra vita. I consumatori non avranno bisogno di manuali, forum di utenti “smanettoni” dove vi sono guide specifiche per giocare su qualche oggetto da connettere, ma nasceranno veri e propri nuovi prodotti e servizi con cui gli utenti diventeranno “fruitori” di nuove esperienze, utilizzando tutto l’ambiente che li circonda.
Questo secondo noi accadrà quando tutto l’ecosistema degli oggetti intelligenti convergerà verso un modello comune, aperto, che offre soluzioni e non la semplice “connessione tra gli oggetti” senza una visione di insieme, in modo che le persone in tutto il mondo possano risolvere i problemi, vivere una vita migliore, risparmiare denaro o avere più divertimenti. Con un ecosistema comune e aperto, le possibilità sono infinite.

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Siamo davvero pronti per le smart cities?

Le Smart Cities sono una delle aree di applicazione di un termine che negli ultimi tempi si sente nominare sempre più spesso: l’Internet of Things. Di cosa si tratta?

L’Internet of Things (IoT) è un nuovo paradigma in cui il mondo virtuale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione è strettamente integrato con il mondo reale delle cose. E’ stata definito come una infrastruttura di rete globale e dinamica con capacità di auto configurazione sulla base di protocolli di comunicazione standardizzati, dove gli oggetti fisici e virtuali utilizzano interfacce intelligenti che permettono di comunicare ed essere perfettamente integrati nella rete telematica.

L’IoT sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante e si pensa che entro il 2025 molti oggetti della vita quotidiana diventeranno nodi di Internet, dagli elettrodomestici ai documenti cartacei.

Questo passaggio è visto come naturale conseguenza dello sviluppo di internet e del successo degli smartphone. In questo senso il livello di educazione digitale ha dato anche agli oggetti quotidiani una nuova valenza e prospettiva. Gli oggetti diventeranno apparati elettronici di qualsiasi tipo: luoghi come case, piazze o vestiti dotati di un “tag” attraverso il quale è possibile tracciare una mappa virtuale del mondo reale e mettere in comunicazione tutti i suoi elementi.

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Si sono già viste diverse applicazioni dell’Internet of Things anche nella conservazione dell’energia. Le cosiddette Smart grid ad esempio permettono di gestire il fattore energia in maniera più flessibile e dinamica tenendo conto sia dell’aspetto ambientale, sia dell’apporto delle fonti rinnovabili.

Quindi partendo da semplici sensori di controllo intelligente per uso quotidiano o per il controllo energetico si sta iniziando a sviluppare un grande sistema dove tutti gli attori e le variabili in gioco comunicano tra loro, scambiano dati, migliorano la qualità della vita degli utenti e di tutta la collettività attraverso un sistema integrato noto appunto come Smart City.

Nella concezione di Smart City la città è vista come il motore di innovazione, il miglior interlocutore istituzionale in grado di coniugare gli aspetti di sviluppo economico e tutela dell’ambiente con il coinvolgimento dei cittadini. Tale livello rappresenta la vera innovazione, in quanto coinvolge l’uomo in una partecipazione completamente nuova nel controllo delle attività.

In questi sistemi intelligenti la sostenibilità economica e ambientale è considerata infatti l’unica risposta possibile alla crescente richiesta di risorse e alla crisi economica e finanziaria degli ultimi anni.

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Condizione necessaria è quindi una rete di infrastrutture valide e ben funzionanti combinate all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, cosicché le città smart diventerebbero dei nodi fondamentali per trasferire, raccogliere informazioni e fornire servizi ai cittadini.

Ma il funzionamento e la competitività delle città smart non dipendono solo dalle sue infrastrutture materiali ma anche, e sempre di più, dalla disponibilità e dalla qualità delle infrastrutture dedicate alla comunicazione ed alla partecipazione sociale.

Parlo di partecipazione sociale perché non si tratta di fermarsi al concetto di città tecnologica e digitale, ma di una visione molto più lungimirante in cui il ruolo chiave è svolto dall’engagement dei cittadini. La partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini, è infatti fondamentale perché la smart city si costruisce nel territorio, dove i problemi e le esigenze specifiche devono trovare risposte flessibili e partecipate in un contesto urbano in costante evoluzione.

Gli interventi delle istituzioni sia in termini economici che di progetti in itinere sono tantissimi, ma siamo in una fase ancora embrionale, soprattutto in Italia dove prima dovremmo ridurre il Digital divide( ancora troppo ampio rispetto alle altre nazioni) e solo dopo sarà possibile coinvolgere in modo attivo e consapevole tutti gli altri attori. Se non si parte da questo primo obiettivo tutti gli sforzi che già si stanno facendo potrebbero risultare vani e non trovare una contro risposta adeguata e soprattutto consapevole da parte dei cittadini.

Inoltre tutto il sistema deve camminare a pari passo con la ricerca scientifica per quanto riguarda la gestione di tutta la struttura di comunicazione che richiederà scambio di dati on demand sempre più frequente ed evitare invadenze e sovraccarichi di segnali wireless.

Saremo poi in grado di gestire i cosiddetti Big Data, ovvero tutti quei dati raccolti sulle abitudini,usi e spostamenti del cittadino? Le informazioni sensibili non si limiterebbero solo a smartphone e tablet ma sarebbero ovunque con una elevazione all’ennesima potenza del traffico di dati privati sulla rete.

Più oggetti personali si connettono alla rete, più sarà ampia la possibilità di violare il sistema e recuperare informazioni private.

Il problema della vulnerabilità dei sistemi dovrà essere affrontato e le aziende produttrici dovranno assicurare la massima efficienza degli oggetti e dei canali di comunicazione e all’affidabilità delle piattaforme che conservano i dati sensibili e puntare sullo sviluppo di sistemi in grado di contrastare azioni invadenti e di garantire la privacy agli utenti.

Tutti elementi che secondo noi costituiranno l’ago della bilancia per il successo o il fallimento di questo modello. Voi cosa ne pensate, siamo davvero pronti per questa grande rivoluzione?